AUGUSTINUS DE ANCONA
Summa de potestate ecclesiastica.
4to (cm 23), attraente legatura coeva in pelle su assi di legno, di area tedesca, con decorazioni a secco ai piatti, dorso abilmente rifatto nello stile del tempo; mancano i fermagli metallici. Bel taglio iscritto al margine esterno, pregevoli risguardi originali ricavati da manoscritto teologico trecentesco; esemplare fresco e bello, due singoli fori di tarlo attraversano i primi fascicoli, toccando talvolta qq. lettera; vv. annotazioni ms. di appartenenza in fine. Testo su due colonne, cc. 328 (la prima bianca). Terza edizione, rara. E’ inoltre uno dei pochi esempi dell’attività di questo tipografo romano attivo negli anni Settanta del XV secolo. L’opera è una sostanziale risposta al “Defensor Pacis” con cui Marsilio da Padova prendeva posizione in favore di Lodovico il Bavaro contro Giovanni XXII e l’assolutismo papale. Lo scritto del canonista anconetano, emulo di Egidio Romano, ebbe l’elogio dello stesso Pontefice, e intendeva riconoscere la potestà diretta, secondo la quale anche il potere temporale doveva essere concesso dal Papa ai sovrani, rimanendone al contempo egli stesso arbitro. In passato, come puntualizza il DBI (vol.1, pp.475-478), l’identità dell’A è stata spesso confusa per una probabile omonimia; di certo egli morì nel 1328 a Napoli, città nella quale aveva ricoperto l’incarico di cappellano e consigliere del Re Roberto, e dove aveva rafforzato la propria fama di teologo e polemista di prim’ordine. BMC, IV-77. Goff, A-1365. GW, 3052. IGI, 1063.
Roma, Francesco de Cinquinis 1479
€ 8.000,00